L’agricoltura biodinamica

L’agricoltura biodinamica fa parte dell’agricoltura biologica che rappresenta ancora oggi solo il 2% delle terre coltivate, ma l’Italia è con 1,2 milioni di ettari coltivati leader mondiale se si considera il dato in rapporto alla popolazione; coltivano bio di più solo Cina e Usa con 1,9 milioni di ha, 0,4% e 0,6% del loro territorio. Dal recente Bioreport 2013 emerge che gli agricoltori biologici sono mediamente più giovani (con meno di 39 anni) di quelli che praticano un’agricoltura convenzionale (22% vs 9%), sono più istruiti (49% sono laureati o diplomati) e guadagnano in media il 33% in più. Producono anche più lavoro in quanto è necessario più lavoro umano e quindi a parità di ettari danno occupazione al 14% di persone. Il Fatturato del bio è cresciuto del 50% negli ultimi 7 anni di recessione (2007-14) rispetto ad una situazione stazionaria dei ricavi dell’agricoltura convenzionale. Le prospettive di crescita del bio per i prossimi anni sono buone in quanto i prodotti bio italiani sono sempre più richiesti sia dai consumatori italiani che nei paesi ricchi e nord europei.

Si osserva che i prodotti bio costano di più (in media del 20-30%) ma non si considera che sono più sani e più nutrienti e quindi determinano nel tempo minori spese sanitarie e una vita più lunga. Del resto la spesa per alimenti media in Italia è pari al 17% del reddito ed anche una sua modesta crescita al 20% del reddito non pone problemi alla maggioranza delle famiglie se si considera che una buona alimentazione determina minori spese sanitarie (la spesa per i soli farmaci in Italia è salita a 26 miliardi). Occorre inoltre considerare che cibi bio determinano un minore inquinamento (l’agricoltura convenzionale ha un impatto enorme sull’inquinamento globale, alcuni stimano che raggiunga addirittura il 70% del totale) in quanto il 70% dell’agricoltura convenzionale serve per alimentare 70 miliardi di animali che poi noi umani mangiamo.

Inoltre essa migliora il paesaggio con le siepi e le alberature e non modifica la sua immagine: oggi abbiamo alberi da frutta che si sono trasformati in pannelli alti un metro e mezzo, grano lato 50 cm. quando un tempo era alto un metro e mezzo, mucche e maiali che sono diventati “unità carne” in azienda che li vincolano in spazi ristretti a migliaia di capi (ormai la dimensione media è di 2-3 mila capi).

L’agricoltura bio migliora da un lato la vita degli animali (che devono essere alimentati con prodotti naturali e fatti pascolare e non addizionati con farmaci e antibiotici che poi mangiamo con la loro carne), dall’altro la fertilità della terra che  il grande problema dell’agricoltura convenzionale. Infatti la fertilità della terra a causa delle sollecitazioni dei prodotti chimici e azotati (una sorta di droga della terra) hanno portato a duna forte riduzione della fertilità scesa nella pianura padana per es. da livello 100 a livello 30-40 in soli 60 anni di agricoltura convenzionale.

L’agricoltura bio infine assorbe moltissima acqua a differenza di quella convenzionale che a causa di un’aratura profonda determina a circa 30-40-50 cm. una sorta di “soletta” determinata dal vomere dell’aratro che blocca la discesa dell’acqua nel sottosuolo. Il combinato disposto di “bombe d’acqua” dovute ai cambiamenti climatici e incapacità dei suoli di assorbire la pioggia determina la maggior parte dei disastri idro-geologici a cui stiamo assistendo. Costi che non vengono contabilizzati ma che prima o poi lo saranno.

Il costo di produzione delle mele, pere è in genere nell’agricoltura convenzionale molto vicino ai prezzi di vendita. Di recente Coldiretti e CIA hanno evidenziato costi di 0,38 al kg. e prezzi di vendita di 0,40…in sostanza non ci sono margini di guadagno. Ciò è dovuto alla crescente concorrenza dei paesi emergenti che hanno costi bassi di manodopera. Una valida alternativa è un’agricoltura biologica o ancor meglio biodinamica che costa certo di più, a tutta prima, ma che se si considerassero i costi invisibili ambientali di quella convenzionale e quelli sanitari dovuti a cattiva alimentazione, sarebbe anche più conveniente.

L’agricoltura biodinamica è ancora un fenomeno di nicchia in Italia. I paesi che hanno avuto la maggiore estensione di aree così coltivate sono l’Australia, la Germania, l’Egitto (viene usata per contrastare l’avanzata del deserto, in quanto è l’unica che può fermarlo).
Essa è presente in circa 50 paesi nel mondo.
L’agricoltura biodinamica si caratterizza, così come quella biologica, per l’assenza di uso di preparati chimici. Si usano solo preparati naturali. Oltre al biologico, l’agricoltura biodinamica
utilizza una serie di procedure e prodotti naturali che hanno il compito di rendere più fertile la
terra, tra cui:

  • il compost animale e vegetale (che viene poi dinamizzato a spruzzato sulla terra);
  • preparati naturali come achillea, ortica, corteccia di quercia, fiori di valeriana, camomilla, tarassaco, cornoletame, cornosilice,etc.;
  • rotazione delle colture;
  • presenza di siepi per sviluppare insetti utili;
  • coltivazione leggera della terra onde evitare sia di compattare il terreno (cosa che avviene con l’aratura profonda che crea la cosiddetta “soletta” nel terreno , una sorta di “asfalto” di terra che impedisce poi all’acqua di scendere (causa di molti dissesti idrogeologici di cui nessuno parla), sia di eliminare i microbi anaerobici e aerobici rovesciando le zolle. In tal senso si usano trattori più leggeri (ideale sarebbe il cavallo o i buoi) e attrezzi specifici;
  • semine, trapianti, raccolti in base non solo alla luna calante-crescente ma discendente-ascendente (con uno specifico calendario delle semine) in quanto se pianti l’insalata in giorni di foglie verrà meglio, così come le carote in giorni di radici.

Ovviamente ci sono moltissime altre indicazioni che comportano una notevole conoscenza ed impiego di maggior lavoro umano. Ma i risultati sono cibi sani ad elevate qualità organolettiche per cui, anche in termini di peso e rese, una piccola mela antica biodinamica vale più di 2 mele grandi convenzionali.
E’ significativo per esempio che nel vino biodinamico le radici della vite scendano di alcuni metri mentre nelle vigne convenzionali le radici raggiungono i 40 cm. o al massimo i 70 cm. Nel vino biodinamico aromi e sapori sono dovuti agli elementi oligo-minerali naturali, nell’altro vino (anche se doc) da lieviti e additivi chimici che ricostruiscono il capitolato doc, anche se sappiamo che ogni anno sole e acqua nella vigna sono diversi e darebbero un vino diverso.
Oppure che oggi abbiamo un grano che raggiunge al massimo mezzo metro di altezza quando un tempo era di 1,5 metri o meli che sono diventati dei “pannelli” alti un metro e mezzo o mucche chiamate “unità latte” o maiali chiamati “unità-carne” in imprese che ne hanno in media 2-3mila (a Modena) di cui buona parte vengono dalla Cina per prosciutti doc made in Italy. Lo stesso paesaggio agrario è stato violato con coltivazioni estensive convenzionali che hanno reso uniforme il paesaggio e incapace di raccogliere l’acqua in quanto una coltivazione convenzionale non riesce ad assorbire la pioggia come un tempo.Non è un caso che nelle aziende biodinamiche durante le bombe d’acqua non si formino allagamenti a differenza delle altre aziende a coltivazione convenzionale, così come l’eliminazione di siepi e alberi ha profondamente imbruttito il paesaggio. Non a caso oggi l’agricoltore “moderno” che raccoglie il grano entro enormi mietitrebbia in cabine con frigo-bar isolate dalla natura, ha completamente perso il contatto con la natura. Mentre i contadini bio e biodinamici in particolare, con il recupero sia della sapienza antica e delle nuove conoscenze in ambito scientifico-spirituale sulla vita del terreno e delle piante.

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